Aggiornamento Penguin di Google: cosa è cambiato nell’algoritmo?

Con l’aggiornamento Penguin il motore di ricerca Google ha compiuto un primo, importante passo verso una ricerca che mettesse al primo posto la qualità, come apertamente dichiarato dai portavoce di Mountain View. Si tratta infatti di un aggiornamento definitivo, storico, e con una portata e un impatto superiori anche rispetto a Panda, che era stato attivato nei primi mesi del 2011.
Ma in cosa consiste questo update? Sostanzialmente, è una risposta a una precisa richiesta di autorevolezza da parte di tutti i webmaster e gli specialisti SEO che lavorano quotidianamente seguendo le linee guida di qualità Google.
All’atto pratico, l’upgrade favorisce i contenuti originali e di qualità, e svantaggia finalmente tutte le manipolazioni, gli elementi offsite e i “trucchetti” che venivano messi in atto dagli specialisti SEO (o che tali si facevano chiamare) per riuscire a scalare velocemente i risultati delle serp, e che fino ad oggi erano elementi integranti delle strategie di posizionamento ma non contribuivano necessariamente alla creazione di un sito ricco, utile e completo.
Ecco quindi un elenco di consigli pratici e strategici da mettere in atto per riuscire a posizionare il proprio sito su Google dopo il Penguin upgrade.

  1. La prima cosa da fare è rimuovere dal sito qualsiasi tipo di contenuto duplicato o copiato da altri siti, rinforzare e arricchire le pagine deboli e creare contenuti informativi che possano essere condivisi. È di fondamentale importanza la creazione di una navigazione interna univoca, razionale e di semplice utilizzo, l’impiego del redirect 301 (per l’eliminazione dei duplicati) e del tag canonical, l’uniformazione della home page con il link unicamente nel formato del dominio (senza appendici come /index.html).
  2. Evitare operazioni di keyword stuffing (la ripetizione impropria e senza logica delle parole chiave allo scopo di incrementarne la densità nel sito), non utilizzare contenuti riciclati e che differiscono da altri contenuti online solo in minima parte (ad esempio nel singolare o nel plurale di certi termini), al contrario, cercare di riempire il sito di testi completi e ben scritti, che possano essere naturalmente condivisi ad esempio dai siti di risorse o sui social network.
  3. Imparare a utilizzare gli strumenti forniti da Google per conoscere i punti deboli del sito (con Analytics ad esempio si possono individuare le pagine deboli per correggerle), incrementare le pagine visitate e abbassare la frequenza di rimbalzo, utilizzare i Google Webmaster Tools per impostare le preferenze per l’indicizzazione del sito, l’organizzazione del file robots.txt e la comunicazione della sitemap, oltre alla correzione di altri errori comuni.
  4. Inserire periodicamente contenuti nuovi nel sito, continuare ad alimentarlo se si tratta di un blog, dare una rinfrescata anche i contenuti già pubblicati e posizionati, mantenendoli sempre aggiornati.

Tutti questi consigli sono evidentemente improntati alla creazione di un sito di qualità e facilmente navigabile, dove la qualità è data dalla bontà del contenuto, dalla frequenza dell’aggiornamento e dalla navigabilità, più che dagli anchor text, dal keyword stuffing e da altre pratiche poco ortodosse. La spontaneità dei contenuti ben redatti prendono il posto delle forzature schematiche e rigide di certe impostazioni “pre Penguin”.

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